Copyright © 2013 - FOSMEL Fondazione Studio Malformazioni Esterne Labiopalatoschisi - C.F. 92048800467

1. Riparazione delle cheilo-gnatoschisi

La schisi del labbro, viene generalmente corretta a due mesi di vita, secondo la tecnica descritta da Tennison (modificata Massei) nelle schisi monolaterali con ricostruzione del filtro secondo Cutting e secondo la tecnica descritta da Mulliken nelle schisi bilaterali. Contestualmente alla correzione del labbro viene eseguita la periostioplastica, intervento fondamentale ideato e descrito dal professor Alessandro Massei e con il quale si ha la massima produzione di tessuto osseo e quindi la possibilità di una più efficace ricostruzione dell'osso stesso. Quando la schisi labiale e soprattutto del mascellare è molto ampia (schisi ossea maggiore di 7 mm), intorno ai 15-20 giorni di vita viene eseguita una preliminare adesione labiale (lip adhesion) anche detta sinechia chirurgica temporanea secondo Randall-Graham (monolaterale o bilaterale).


1A. Cheiloplastica monolaterale sec. Tennison

Questa tecnica è fra le più utilizzate nella correzione delle cheiloschisi monolaterali complete. Prevede lo scolpimento di due lembi triangolari dal segmento laterale che vengono inseriti sul segmento mediale per ottenerne l'allungamento necessario. Il lembo superiore viene collocato in corrispondenza del pavimento nasale e quello inferiore subito al di sopra del vermiglio.

Trattamento primario in un tempo della schisi monolaterale del labbro, del mascellare e della deformità del naso, sec. Massei

La cheilognatopalatoschisi monolaterale è caratterizzata da schisi del labbro, schisi del mascellare, deformità nasale e schisi del palato. L'esecuzione congiunta della cheiloplastica e della periostioplastica primaria (a 2-3-mesi di vita) permette di correggere contemporaneamente la schisi del labbro, la schisi del mascellare e la deformità nasale.

La tecnica utilizzata per la cheiloplastica è una Tennison modificata Massei.


1B. Periostioplastica sec. Massei

La cheiloplastica sec. Tennison modificata Massei associata alla periostioplastica sec. Massei consente di correggere in un solo tempo chirurgico la schisi del labbro, la schisi del mascellare e la deformità nasale primaria. La peculiarità di questa tecnica è rappresentata dall'allestimento di un lembo mioperiostiale capace di ripristinare la corretta anatomia e il corretto bilanciamento muscolare tra i due lati. La tecnica prevede inoltre la creazione di una tasca di periostio che determina la formazione spontanea di osso nella sede della schisi mascellare.

In alcuni casi, la gravita e l'ampiezza della schisi non rendono possibile la chiusura completa della tasca tridimensionale di periostio al momento della periostioplastica primaria. Si esegue quindi a tre anni di età un'ispezione chirurgica della schisi per valutare a "cielo aperto" la neoproduzione di osso. Se dall'esame clinico e dopo esame TAC 3D la neoproduzione di osso è precaria, tra i 5 e i 6 anni di vita (secondo gli studi di Heliquist), si esegue una periostioplastica tardiva o secondaria (del tutto simile alla periostioplastica primaria) che vada a stimolare ulteriormente la produzione ossea.

La tecnica, ideata ed adottata dal 1977 dal Prof. Alessandro Massei, assicura la chiusura della schisi alveolo-mascellare e la produzione di osso, mediante la creazione di una tasca di periostio in tre piani (nasale, palatale ed anteriore) nella sede della schisi. La tecnica sfrutta le ampie capacità osteogeniche del periostio, che non viene spostato con lembi locali, ma avanzato come lembo ad isola mantenendo così inalterata tutta la sua potenzialità. Il lembo di periostio è un lembo mio-periosteo, scolpito sulla faccia anteriore del mascellare, a forma quadrangolare, strettamente connesso con le strutture sovrastanti. Tale lembo, che contiene le inserzioni muscolari di alcuni muscoli mimici (il muscolo nasale e il muscolo canino più profondi, il capo angolare del muscolo quadrato del labbro superiore e il muscolo incisivo del labbro superiore sono più superficiali), viene avanzato anteriormente e medialmente a coprire la schisi dell'osso mascellare, consentendo di ricollocare nella posizione anatomica corretta i muscoli e i tessuti molli colpiti dalla malformazione.


2. Riparazione delle cheilo-gnatoschisi bilaterali

Il principio fondamentale che deve essere preso in considerazione nel trattamento delle cheilognatoschisi bilaterali è che la porzione di labbro premaxillare, per quanto appaia piccola, ha in sé la potenzialità di uno sviluppo di dimensioni normali dopo la riparazione. Non necessita quindi di integrazioni in altezza.

Per una buona simmetria è preferibile il metodo in un tempo unico. La tecnica comunemente adottata ed eseguita all'età di due mesi, è quella ideata nel 1985 da Mulliken.


2A. Cheiloplastica secondo Mulliken

Questa tecnica viene utilizzata per correggere in un solo tempo le cheiloschisi bilaterali. La tecnica prevede lo scolpimento di un lembo ricavato dal prolabio, che servirà a creare il neo-filtro. Il lembo è disegnato a forma di "cravatta", con i lati lunghi biconcavi (cioè con le concavità rivolte verso l'esterno) e non biconvessi come sostenuto da Millard. Si scolpisce il lembo in modo tale che la sua larghezza sia di 2-2,5 mm, superiormente, alla base della columella, e di 3 o 4 mm, inferiormente, in corrispondenza dell'arco di Cupido. Con questa tecnica si ottengono a fine crescita, un prolabio ed un filtro di dimensioni normali.


3. La sinechia labiale preliminare secondo Randall-Graham

Nei casi in cui la schisi sia particolarmente ampia (schisi ossea maggiore di 0,7 cm) o si abbia protrusione e mobilità latero-laterale della premaxilla, intorno ai 15-20 giorni di vita, viene eseguita una sinechia temporanea (lip adhesion). Tale intervento ripristina la continuità anatomica del muscolo orbicolare fornendo una guida ai segmenti mascellari e alla premaxilla e grazie all'azione di "stretching" sui tessuti molli dei segmenti laterali e del bottone intermascellare, diminuisce l'ampiezza della schisi ossea. A distanza di 1-2 mesi, si esegue poi la cheiloplastica definitiva contestualmente alla periostioplastica che grazie all'allineamento e all'avvicinamento dei monconi mascellari è di più facile esecuzione.


4. La correzione primaria della deformità nasale

La schisi labiale si accompagna sempre ad una deformità del naso. Oggi la maggior parte degli autori è a favore di una correzione primaria anche se spesso il risultato è solo temporaneo.

La deformità nasale corretta nella fase della chirurgia primaria, prevede il riposizionamento della cartilagine alare del lato affetto e l'applicazione al momento della periostioplastica, di un conformatore nasale nella narice riparata. Se tuttavia persiste una deformità nasale, nell'età prescolare, può essere eseguito una minimo rimodellamento dello scheletro cartilagineo. La correzione radicale della deformità nasale, eseguita mediante una rinoplastica "open", viene effettuata, se richiesta, a fine crescita.


5. La riparazione delle schisi palatine

La chiusura del palato secondario o retroincisivo, viene effettuata intorno ai cinque mesi di vita, con la tecnica di Veau-Wardill modificata Nylen successivamente modificata Skoog. La finalità dell'intervento è quello di ricreare precocemente una normale condizione anatomica che permetta una corretta funzionalità della muscolatura palatina soprattutto in relazione ai movimenti di suzione e deglutizione, indispensabili per una corretta formazione del linguaggio. La palatoplastica precoce inoltre, collocando le inserzioni dei muscoli elevatore e tensore del palato nella giusta sede anatomica, e grazie, quindi al corretto funzionamento dell'ostio tubarico, impedisce l'instaurarsi delle frequenti otiti medie a cui il bambino affetto da palatoschisi è normalmente soggetto.

Per evitare però che la riparazione precoce del palato duro abbia un'influenza negativa sullo sviluppo del mascellare, a causa dello scollamento della fibromucosa palatina ed a causa della possibile formazione di cicatrici trasversali rigide e retraenti, le manovre chirurgiche devono essere eseguite con particolare atraumaticità e la superficie deperiostata deve essere ridotta al minimo.


5A. Metodo di Veau-Wardill

II metodo prevede il sollevamento di due lembi mucoperiostei scolpiti sul palato duro, a base posteriore, e la ricostruzione della normale anatomia dei muscoli del palato, allo scopo di riunire i 10 muscoli del palato (5 per lato).


DefinizioneArea_Scientifica.html
EpidemiologiaEpidemiologia.html
EmbriologiaEmbriologia.html
ClassificazioneClassificazione.html
EziologiaEziologia.html
ClinicaClinica.html
Approccio multidisciplinareApproccio.html
Interventi secondariinterventi_secondari.html
Attività dello PsicologoPsicologo.html
Attività del GenetistaGenetista.html
Attività del Neuropsichiatra
Infantile e del LogopedistaNeuropsichiatra.html

Attività del Chirurgo Plastico

Area Scientifica / Attività del Chirurgo Plastico

Dona il 5 per mille

alla Fondazione Fosmel

Sostieni i nostri progetti o aderisci alla nostra Fondazione.

La FondazioneLa_fondazione.htmlshapeimage_24_link_0

Area Scientifica